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Così cantava, trionfante, il popolo messinese accogliendo, il giorno 1 Novembre 1571, la flotta cristiana che tornava vincitrice da Lepanto. Il Comandante supremo, Don Giovanni d'Austria, figlio di Carlo V, appena sbarcato, salutò con grande rispetto un uomo dell'età di 75 anni fermo sul molo, conosciuto e riverito per la sua straordinaria cultura e per i suoi studi che abbracciano ampi settori dello scibile umano.Poco dopo tornò a Messina in qualità di Professore di Letteratura Latina nell' Università, nel 1923 iniziò il periodo di docenza presso l' Università di Padova. Qui fu Rettore dal 1943 al 1945.
Francesco Maurolico, con i suoi calcoli ed i suoi suggerimenti sulle rotte e sulle condizioni del mare e del vento aveva dato un contributo determinante alla vittoriosa impresa della Sacra Lega.
Nato a Messina il 16 Settembre 1494, da genitori di origine greca, curò la sua formazione con il padre e con i precettori Giacomo Genovesi e Francesco Faraone, mostrando ben presto vivace curiosità verso la matematica e l'astronomia.
Ordinato sacerdote nel 1521 iniziò, nel 1528, con il patronato del Conte Giovanni Marullo di Condojanni, stratigò della città, l'insegnamento pubblico. Nel 1540, l'incontro e l'instaurarsi di una solida amicizia con il nuovo stratigò Giovanni Ventimiglia segnò l'inizio di una serie di viaggi che gli permisero di conoscere e e frequentare ambienti fortemente stimolanti per i suoi studi ed i suoi scritti. Nel 1548, a Roma, il Cardinale Ranuccio Farnese lo invitò a stabilirsi in quella città offrendogli in dono 500 scudi, ottenendo però un cortese ma deciso rifiuto. L'amicizia con il Cardinale Marcello Cervini, raffinato mecenate, favorì il confronto epistolare con Francesco Commandino da Urbino “...associato al Maurolico nel ruolo importante di restauratore del patrimonio scientifico greco...”, come scrive Rosario Moscheo, biografo di Maurolico.
Fu nominato, nel 1550, priore dell'abbazia di S. Maria del Parto, presso Castelbuono, e gli fu riconosciuto dal Senato di Messina, nel 1553, un contributo vitalizio per permettrgli di riordinare e stampare alcuni studi di carattere matematico e storico. Morì il 21 Luglio 1575 a causa di una pestilenza, dopo aver trascorso gli ultimi anni come lettore di matematiche presso lo 'Studium Messanae', collegio dei Gesuiti.
Sulla sua tomba, nella chiesa di S. Giovanni di Malta in Messina si legge, in lingua latina: “...e da ogni parte e da luoghi lontanissimi qui venivano, spinti dal desiderio di conoscerlo ed ascoltarlo. Messina generò anche te, o Maurolico, perchè la Sicilia non si gloriasse soltanto dell'antico saggio siracusano.”.
(Adattamento dal testo di Antonino Principato pubblicato su 'LA SICILIA' del 2 Agosto 1998). |